MORIRE PER L’ECONOMIA*

L’assessore Casagrande auspica che tutti possano morire per inquinamento ambientale.

Il punto n. 10 dell’Odg del Consiglio Comunale andato in onda il 26.04.2012 riguardava l’approvazione del piano d’azione per l’energia sostenibile. In pratica l’Amministrazione ha illustrato le azioni che intende intraprendere per il raggiungimento degli obiettivi del noto programma “20-20-20”, attraverso il “Patto dei Sindaci”.

Tra le varie obiezioni sollevate al piano (dati errati e approssimativi, progetti più teorici che pratici, distorta rappresentazione dei dati, ecc.) è stato sottolineato che sono stati considerati, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo, solo gli interventi volti al risparmio energetico ed al contenimento delle emissioni, senza tener conto dei principali fattori che vanno invece a determinare un sensibile aumento delle emissioni stesse, Mediana in primis.

Pare infatti incontestabile il fatto che, sia la fase di costruzione che la presenza stessa di un’autostrada a quattro corsie, fortemente desiderata dall’Amministrazione all’interno del territorio di Bovolone (se mai verrà iniziata e completata, e noi ci auguriamo di no), determinerà un sensibile impatto ambientale sul territorio stesso.

L’assessore Casagrande si è letteralmente augurato che “tutti possano morire di inquinamento**” aggiungendo che sarebbero per lui auspicabili non una, ma quattro Mediane per Bovolone, tante sarebbero le prospettive economiche che potrebbero portare.

Pur capendo il senso provocatorio delle affermazioni dell’Assessore Casagrande, riteniamo comunque che le stesse assumano carattere di particolare gravità e rappresentino motivo di preoccupazione per la particolare attenzione con la quale lo stesso considera la salute dei suoi cittadini.

A parte ciò ci si domanda quale tipo di economia, di sviluppo, di crescita, a parere dell’Assessore Casagrande, l’opera possa (anzi, “potrebbe”) portare e su quali basi, dati e analisi poggi la sua convinzione. Questo è stato tra l’altro chiesto anche ufficialmente ai nostri amministratori, domanda finora rimasta senza risposta alcuna.

Ci si domanda inoltre a cosa serva allora predisporre il suddetto piano di azione, con spreco di risorse, visto che pare palese che l’obiettivo prefissato non potrà essere raggiunto.

L’amara considerazione, alla fine, è ancora una volta che al primo posto vengono messi sempre e solo soldi e cemento, nell’illusione ormai sempre più risibile, che questo modello di sviluppo possa ancora avere un futuro, un modello di sviluppo dove la grande opera viene valorizzata in sè e per sè stessa, anziché valutarne la reale utilità ed il corretto rapporto costi/benefici, ingannando e ricattando l’inconsapevole, disinteressato e disinformato cittadino con la prospettiva, falsa, della creazione di nuovi posti di lavoro.

Di soldi, asfalto e cemento ne auguriamo allora all’assessore un bel piatto, quando non ci rimarrà altro da mangiare, sempre che riesca nel frattempo a sopravvivere.

Consiglio del 26/04/2012 (2a parte) *al minuto 18:40 **al minuto 3:50

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2 risposte a MORIRE PER L’ECONOMIA*

  1. claudio ha detto:

    Ancora una volta si assiste alla perversa associazione di politica, amministrazione, privati ed imprese che “offrono” una possibilità per il rilancio economico del territorio e propongono una soluzione a suon di metri cubi di cemento/asfalto con abbondante consumo di suolo. Quest’ultimo elemento sarebbe già di per sé sufficiente per valutare con estrema cautela un progetto, ma, a nostro avviso, si evidenziano problemi ancora più grandi. Il nostro Paese è oggi in testa alle classifiche per il consumo di suolo e la cementificazione del territorio: viaggiamo al ritmo di 240.000 ettari all’anno cioè una quantità che è 25 volte superiore a quella della Germania; in Italia negli ultimi 15 anni si è cementificata un’area grande come due regioni. Vale qui sottolineare che l’asfalto ed il cemento possono essere considerati il più grave danno ambientale perché, oltre ad avere il ciclo produttivo più distruttivo ed emissivo in tutte le sue fasi, possiedono il carattere della irreversibilità. Purtroppo alcuni amministratori considerano la pratica devastante della cementificazione come “sviluppo”. Quanto dovremo ancora attendere per avere degli amministratori che considerino il territorio e l’ambiente come dei beni comuni la cui tutela deve avere la precedenza rispetto agli interessi economici dei singoli? Non è questa un’idea fissa di pochi ma è un principio sancito dai massimi organi giuridici del nostro Paese. Se un pezzo di terra ha un proprietario, questi non è libero di farne ciò che vuole perché le conseguenze di ciò che fa ricadono sugli equilibri ecologici dell’intero territorio: e questo vale per gli alberi, per la terra, per le falde, per la permeabilità.

  2. las artes ha detto:

    4) Non può non destare allarme il drammatico aumento di tumori che si prevede nei Paesi in via di sviluppo e l’incremento che si registra nel nostro continente specie nel sesso femminile e, soprattutto, in bambini ed adolescenti: in Europa negli ultimi 30 anni si è registrato un incremento dell’1,2 % annuo dei tumori fra 0 e 14 anni e dell’1,4% tra i 14-19 anni.

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