CARO FAGNANI

La nostra conclusione ad un lungo susseguirsi di commenti ad un nostro post “incontrare e conoscere i candidati”

Vede, continua ad attribuirmi/ci  ideologie (ambientaliste) che non mi/ci appartengono e nelle quali non mi riconosco. Nessuno poi è esperto. Siamo solo curiosi, cerchiamo di informarci, di conoscere, di studiare e più lo facciamo più ci vengono dei dubbi. Proprio il contrario di quello che lei ritiene. Lei preferisce i testi classici di storia: non le viene il dubbio che raccontino “una” storia e non “la” storia? Leggiamo fatti raccontati che potrebbero essere quelli che qualcuno ha voluto che venissero conosciuti, comunque interpretati. Noi non siamo stati testimoni.

Ci hanno raccontato i fatti reali?
E c’è qualcosa che non ci hanno raccontato?
Cosa ci ha raccontato l’informazione della stampa e della TV generalista e commerciale con il linguaggio delle immagini negli ultimi 20 anni?
A quale modello sociale e di sviluppo ci ha omologato o ha tentato di omologarci tutti? Siamo diventati o no consumatori compulsivi e insoddisfatti?
Ed è più grave quello che ci hanno raccontato e che si è fatto in modo che noi sapessimo o quello cha non ci è stato detto?

Credo serva a poco limitarsi a giudicare i vari personaggi senza entrare nel merito e nella discussione sui temi e sulle questioni che sollevano. I cambiamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei livelli dei mari e la loro acidificazione, l’erosione dei suoli, la scarsità idrica, la difficoltà nell’approvvigionamento dei combustibili fossili, la capacità di produrre cibo, l’incremento demografico, esistono oppure no? E se esistono sono un problema da affrontare e risolvere oppure no? I nostro modelli di uso e consumo delle risorse e di crescente produzione di scarti, rifiuti e inquinati sono un problema oppure no? Possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali senza rispettare la capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa? Dobbiamo o no modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici? E’ intelligente e possibile insistere sulla “crescita economica quantitativa” tollerando e perfino cercando passività finanziarie ed ecologiche”? Se pensiamo che l’uomo non è sempre esistito e non esisterà per sempre possiamo allora dire che non è un problema e lasciare che tutto vada come deve andare, traendo il massimo profitto personale.

Sabato scorso, mentre distribuivo volanti ad un banchetto (pensi su che pulpito mi metto, con una laurea e un titolo specialistico in tasca), un “ragazzo” sui 30-35 anni mi ha detto: “non lo voglio il tuo volantino, a me la politica non interessa; ho soldi abbastanza per vivere alla grande per altri 50 anni”. Fantastico, sono soddisfazioni. Se mio figlio, che adesso ha 9 anni, parlerà da adulto in modo diverso vorrà dire che qualcosa sarò riuscito a fare. Perciò se volgiamo fare qualcosa da qualcuno o qualcosa dobbiamo “farci infinocchiare”. Per quanto mi riguarda non dalla “Padania”, non dal “prima il nord”, dal “75%”, da “paroni a casa nostra” e compagnia briscola: sono scelte. Concordo con lei che in ognuno di noi c’è del buono e del cattivo; questo fa parte dell’umano. Però credo che in fondo ad ognuno di noi si sappia cosa è veramente buono. Per questo non credo serva cambiare gli attori della politica, mettendone di “migliori”, se il film da interpretare rimane lo stesso. Occorre, secondo me, tornare a discutere sul significato delle parole. Crescita, sviluppo, progresso: cosa vogliono dire e cosa occorre fermare e cosa deve essere “ulteriore”? Se ad esempio fosse meno presuntuoso e prevenuto si accorgerebbe che su fotovoltaico e biogas non solo la pensiamo allo stesso modo ma siamo più critici di lei. Riguardo all’energia penso che prima di decidere come farla occorre fare in modo che ce ne serva meno (+ efficienza, – spreco) e questo, oltre che decrescita, la chiamerei intelligenza. La cosa genera inoltre tantissimi posti di lavoro. Sull’utilizzo della legna penso che non sempre è “buono”. Occorre valutare il bilancio energetico e ambientale riguardo al suo utilizzo. Non si tratta di disboscare ma, al contrario, di riforestare e di ricavare dalla manutenzione controllata legname da utilizzare come fonte energetica. Nessuno nega lo sviluppo. E’ questo modello di sviluppo che non può più funzionare e non funzionerà più. Occorre pensarne un altro.

Le propongo questa amena lettura tratta da La Scuola di formazione “Oltre La Crescita – dalla società della Crescita alla crescita della Società”. (Cinzia Di Fenza, Patrizia Luzzatto, Patrizia Salierno).

 OLTRE LA CRESCITA

“Il M5S non vuole la crescita o almeno quella che gli altri credono sia crescita
– Costruire opere faraoniche, dannose all’ambiente e dispendiose non è crescita
– L’industrializzazione selvaggia non è crescita
– Abbandonare le campagne e lasciare marcire ruderi non è crescita
– Essere il primo in borsa e l’ultimo a tutelare i suoi lavoratori non è crescita
– Far transitare le merci inutilmente da un paese all’altro quando si potrebbe disporre di quelle in loco non è crescita
– Cementificare senza freno sopratutto quando non c’è richiesta abitativa non è crescita
– Produrre, acquistare e vendere armi non è crescita
– Le ingiustizie sociali e le disparità ‘benedette’ non rappresentano la crescita
– Lavorare dal mattino alla sera senza il tempo di potersi confrontare con i propri figli non è crescita
– Vivere nell’infelicità e nell’assenza di speranze non è crescita
– Avere più soldi in tasca non significa che sei cresciuto
– Crescere significa avere più rispetto verso te stesso,verso il tuo prossimo e l’ambiente che ti circonda
– Crescere significa arricchire il tuo bagaglio culturale, informativo e sociale
– Crescere significa accettare le disparità si sesso, religione e razza
– Crescere significa prenderti le tue responsabilità insieme a quelle degli altri
– Crescere significa anche saper perdere e rinunciare quando lo fai per il bene comune
– Crescere è la continua ricerca per trovare l’equilibrio tra qualità della vita ed innovazione
– Crescere non è semplice, può essere impegnativo ma non sempre vuol dire distruggere.”

 

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