IL DIST-URBANISTA

“Il discorso è che da quando è nata la ruota il territorio si è sviluppato lungo le arterie stradali. Da quando Roma ha cominciato ad invadere i barbari, i normanni e i tedeschi, che adesso insegnano all’Italia come si deve vivere, lo sviluppo del territorio si è evoluto lungo le arterie stradali. L’acqua per quanto riguarda lo sviluppo portuale, cioè non è che lo dico io lo dice L’URBANISTICA lo dice la storia. Il punto: non dico che la MEDIANA è fondamentale, è fondamentale che il territorio di Bovolone non può rimanere escluso continuamente in questo modo.(Ass. Casagrande; consiglio comunale del 21/01/13).

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Non si può andar contro a chi si esprime nella misura in cui “nell’antichità le civiltà si siano sviluppate lungo arterie viarie”, via terra o via mare che siano. Questo lo leggiamo tutti sui libri di storia. Non si può altresì scontrarsi con chi ammette che dobbiamo “garantire alle generazioni future la possibilità di poter sviluppare attività economiche sul territorio”. Il problema è come creare sviluppo, tenendo presente che il termine “sviluppo” molto spesso viene confuso con il termine “crescita” e che lo sviluppo deve rispettare le sfere ambientale, economica e sociale. (articolo utile)

L’urbanistica, almeno quella non legata a meri interessi economici e politici, si discosta dalla teoria, in cui si afferma che la crescita economica sia collegata in maniera diretta alla costruzione di arterie stradali, la stessa disciplina si concentra a valorizzare il patrimonio esistente specie se sotto utilizzato, a compattare le varie funzioni, residenziale – commerciale – produttivo, a contenere il consumo di suolo limitando nuove realizzazioni al di fuori del perimetro urbano esistente, tutto ciò al fine di salvaguardare il patrimonio ambientale e le risorse fisiche esistenti e andando a rafforzare il concetto di sostenibilità e di consolidamento del rapporto uomo-natura, il quale, soprattutto negli ultimi 50 anni è stato sempre messo in secondo piano. Quindi l’urbanistica non legata ad interessi economici speculativi, magari provenienti da colossi della grande distribuzione, dovrebbe prediligere questa rotta. Quella non legata ad interessi economici speculativi (articolo interessante) appunto.

Quindi è requisito indispensabile la realizzazione di infrastrutture stradali per realizzare “sviluppo” e di conseguenza posti di lavoro oppure con il termine infrastruttura possiamo intendere anche qualcos’altro, magari meno impattante? (articolo consigliato)

“Il concetto dello sviluppo lungo arterie stradali, fin da quando esiste la ruota”, è un astrazione superata. Superata in quanto viviamo in paesaggi saturi, costellati di placche residenziali e produttive sparpagliate senza ordine su territori solcati a loro volta da nastri di asfalto che si dirigono dove ci sono interessi economici da sfruttare senza preoccuparsi della salvaguardia del paesaggio ambientale e rurale, nel quale si fondano le nostre origini.

La realizzazione di opere infrastrutturali stradali aiuta certamente la crescita di un comune, aiuta particolarmente la mera crescita edilizia, la crescita di volumi, in quanto spesso le aree a ridosso di un’arteria viaria veloce aumentano esponenzialmente il loro valore e fanno sorridere i comuni che andranno poi ad incassare tali somme (anche se, dobbiamo ricordare, che per Bovolone, tali aree, verrebbero svendute a costo quasi zero). Ma la crescita non è quasi mai associata allo sviluppo. A Bovolone potremmo realizzare la famigerata “Mediana” e pensare che un giorno quell’arteria ci potrebbe portare capannoni, fabbriche, centri commerciali, distributori di carburante. Ma questo che benefici porterà alla nostra cittadina? Attività produttive che daranno occupazione ad un numero basso di addetti ma che nel compenso avranno devastato migliaia di metri quadri di  fertile campagna agricola? Oppure centri commerciali, che sicuramente daranno lavoro a molte più persone, ma che toglierà occupazione alle botteghe e ai negozi del centro facendolo morire?

È vero che “non possiamo avere delle case belle se non abbiamo un lavoro che ci permetta di pagare le bollette”, ma, allo stesso modo non possiamo pensare di avere un’area industriale – commerciale bella ed un centro storico morto. Bovolone non si merita questo.

E’ poi necessario ricordare che viviamo in un’epoca in cui i grandi spazi produttivi sono diventati obsoleti e chi lavora nel settore dovrebbe essere a conoscenza di questo, in quanto non esiste la necessità di investire nella produzione “da noi”, poiché in altre parti del mondo costa molto meno e, per tante altre ragioni, è più conveniente. Il percorso che si dovrebbe perseguire è quello che punta a valorizzare gli spazi che abbiamo, implementare le attività legate al settore terziario. Turismo e servizi. Le possibilità a Bovolone ci sono, gli spazi, (ambientale, botteghe e capannoni) li abbiamo.  Puntiamo al turismo rurale, che valorizzi le nostre campagne, le nostre risorse fisiche naturali, incentiviamo l’apertura di agriturismi e di attività legate ala sfera naturale, promuoviamo l’agricoltura biologica. (altro articolo) Un’altra possibilità è riutilizzare gli spazi che fino a ieri sono serviti all’artigianato locale e che hanno fatto diventare Bovolone quello che è (o, forse, che era!). Perché l’artigianato legato al mobile d’arte ha subito la batosta anche quando si sono fatti avanti  i colossi della grande distribuzione, gli stessi che si dovrebbero impiantare lungo la nostra fantomatica Mediana. Sfruttiamo la conoscenza nella lavorazione del legno che ancora persuade gli artigiani bovolonesi e creiamo una rete di laboratori e botteghe che si dedichino, per esempio, alla produzione di materiali per la bioedilizia e la bio architettura, i quali hanno preso piede in questi ultimi anni tanto quanto vengono pagati da chi li richiede. Oppure potremmo utilizzare questi spazi per favorire la nascita di aziende giovani, start-up, magari anche creative o innovative, che bene farebbero al nostro paese; anche perché queste sono attività che non necessitano di autostrade, aeroporti o porti, ma  quattro mura (a volte basta solo un palmare) e una buona connessione internet. Questa è crescita, questo è sviluppo, questo è quello che l’urbanistica senza pressioni esterne cerca di insegnarci.

Quindi da ciò emerge che a Bovolone non sussiste un problema di viabilità, ma va adeguata quella esistente, va migliorata la ferrovia, magari facendola diventare metropolitana molto prima che i nostri figli vadano in pensione, in quanto cambieranno anche i modi di spostarsi. Il tutto risparmiando denaro, magari da reinvestire nel territorio. Vanno preferiti i recuperi urbanistici all’interno del perimetro urbano così, anche non costruendo più case, si continuerebbe ad offrire lavoro, utile e qualificato, a chi lavora nel campo dell’edilizia.

C’è da ricordare che la storia insegna. Mentre i romani si sviluppavano e creavano arterie e deforestavano, noi dall’alto della nostra conoscenza possiamo mettere un freno a questa attività, la quale è documentato essere negativa in termini ambientali e soprattutto irreversibile. Continuando all’infinito a concepire lo sviluppo in questo modo, arriverà il giorno (forse il giorno in cui i nostri figli andranno in pensione) in cui la Terra sarà la base sopra la quale saranno costruiti solo strade e capannoni.

L’urbanistica è quindi una stanza di pensiero, plasmata dall’uomo secondo le necessità. Nel nostro caso spetta ai nostri amministratori essere in grado di dirottare l’urbanistica verso la direzione che ritengono più opportuna, pensando al bene delle generazioni a venire e non al bene immediato. Una visione a lunga distanza, lontano da quelle le pressioni esterne che con lo sviluppo del territorio nulla hanno a che vedere. (articolo consigliato).

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Una risposta a IL DIST-URBANISTA

  1. Enrico Scipolo ha detto:

    Altro articolo interessante:
    http://www.albanesi.it/Ambiente/strade.htm
    di ccui riporto una frase interessante:
    Le strade servono per lo sviluppo economico di realtà che altrimenti sarebbero emarginate
    Anche qui siamo nella preistoria. I piccoli amministratori locali che sostengono una simile sciocchezza non sanno che (ved. La democrazia del benessere, parte V; Il decentramento) dati inoppugnabili dimostrano che decentrare e voler a tutti i costi unire i punti del decentramento peggiora le condizioni economiche del Paese.

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